Benvenuti su FinancialMente! Da progetto marginale degli anni Duemila a potenziale sfida all’ordine economico globale, il gruppo dei BRICS, Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, è diventato il baricentro di un nuovo equilibrio geopolitico. Con l’ingresso di nuovi Paesi nel 2024, il cosiddetto BRICS+ punta a riscrivere le regole del gioco, sfidando direttamente l’influenza delle potenze occidentali e delle istituzioni multilaterali nate dopo Bretton Woods. Ma è davvero nato un nuovo blocco economico in grado di controbilanciare USA, UE e FMI? Oppure si tratta solo di una coalizione eterogenea con più simbolismo che sostanza?
Un’Espansione Ambiziosa
A partire dal vertice di Johannesburg nell’agosto 2023, i BRICS hanno ufficializzato l’ingresso di sei nuovi membri: Arabia Saudita, Iran, Egitto, Etiopia, Argentina (poi ritiratasi) ed Emirati Arabi Uniti. Con questa mossa, il gruppo rappresenta oggi oltre il 45% della popolazione mondiale e circa il 29% del PIL globale a parità di potere d’acquisto (PPP), secondo dati del FMI. L’obiettivo è dichiarato: creare un nuovo ordine economico multipolare, meno dipendente dal dollaro, più orientato agli interessi dei Paesi emergenti, e capace di offrire alternative alla Banca Mondiale o al Fondo Monetario Internazionale.
Oltre il G7: una Nuova Sfida Monetaria?
Uno dei temi centrali è la dedollarizzazione. Sempre più scambi tra Paesi BRICS avvengono in valute locali: il rublo, lo yuan, la rupia. La Cina spinge con decisione per l’internazionalizzazione dello yuan, promuovendo accordi bilaterali e sistemi di pagamento alternativi come il CIPS (Cross-Border Interbank Payment System), in alternativa a SWIFT. L’idea di una moneta unica BRICS è stata discussa, ma resta lontana: troppo diversi gli interessi tra Pechino, Nuova Delhi e Brasilia. Tuttavia, l’impegno comune è chiaro: ridurre la dipendenza dal dollaro e aumentare l’autonomia finanziaria dei Paesi emergenti.
Le Fratture Interne
Nonostante l’espansione, i BRICS+ non sono un blocco coeso come la NATO o l’UE. Le differenze geopolitiche sono profonde: India e Cina sono rivali strategici in Asia, Brasile e Sudafrica mantengono forti relazioni con USA e UE e Russia e Iran, isolati dalle sanzioni, vedono nel gruppo una leva politica, più che economica. Questa eterogeneità rende difficile una vera integrazione economica o industriale. Non esistono regole comuni, né una struttura istituzionale forte. Il rischio è che i BRICS restino più una piattaforma diplomatica che un blocco operativo.
Impatti sull’Economia Europea e Globale
La crescita dei BRICS+ rappresenta una sfida indiretta per l’Occidente, in particolare su tre fronti:
- Commercio internazionale: molte economie africane e asiatiche stanno rafforzando i legami con i BRICS, aprendo nuovi corridoi commerciali e investimenti alternativi.
- Energia: con l’ingresso dell’Arabia Saudita, dell’Iran e degli Emirati, i BRICS controllano una quota significativa della produzione petrolifera mondiale. Una leva geopolitica da non sottovalutare.
- Tecnologia e infrastrutture: la Banca dei BRICS (NDB) finanzia progetti infrastrutturali in Africa e America Latina in alternativa ai fondi FMI. La Cina, attraverso la Belt and Road Initiative, resta il motore principale di questa espansione.
Cosa devono fare le imprese italiane ed europee?
Per le aziende occidentali, il consolidamento dei BRICS+ è un segnale da leggere con attenzione. Non si tratta solo di geopolitica, ma di nuove logiche di mercato: alcuni mercati emergenti si stanno sganciando da logiche occidentali, i nuovi blocchi stanno creando infrastrutture, regole e standard propri, che potrebbero penalizzare le aziende non allineate e i rischi normativi stanno crescendo, i vincoli valutari e le difficoltà di penetrazione commerciale in Paesi ad alto tasso di relazioni “BRICS-oriented”. È quindi fondamentale diversificare i mercati, rafforzare l’intelligence geopolitica interna e valutare alleanze industriali nei Paesi più neutrali o strategici.
Il futuro dell’economia globale non sarà più unipolare. I BRICS+ non hanno ancora la coesione per sostituire l’Occidente, ma stanno costruendo un sistema parallelo, capace di influenzare regole, rotte commerciali e investimenti. Per le imprese e per i decisori europei è tempo di una presa di coscienza: il mondo si sta ridefinendo. E aspettare che il cambiamento passi da solo non è più un’opzione.



